Opere

Oratorio di S. Lorenzo

L'oratorio di San Lorenzo fu edificato dalla compagnia di San Francesco sotto titolo dei Bardigli e Cordigeri sul sito di una "chiesa dedicata a San Lorenzo antichissima" (Mongitore), concessa ai confratelli nel 1569. Da quell'anno la compagnia comprese San Lorenzo nella propria intitolazione.

E' certamente uno dei più interessanti oratori cittadini, nonostante il grave depauperamento e abbandono cui è stato soggetto per troppi anni, paradossalmente proprio in seguito al furto della Natività del Caravaggio nel 1969 (cui seguì l’asportazione di numerose figure dai teatrini); degrado che è stato interrotto con i restauri completati nel 2003. L’aula è ricca di opere d’arte: gli stucchi del Serpotta, il bellissimo pavimento marmoreo realizzato nel 1716 dai marmorari Francesco Camalino e Alojsio Mira su disegno del pittore Antonino Grano, i preziosi scanni lighei dei primi del ‘700, impiallacciati e intarsiati con avorio e madreperla, e retti da mensole figurate scolpite con putti, e soggetti mitologici e bucolici, intagliate su modello di Serpotta. Mancano, purtroppo, l’affresco della volta con il Martirio di San Lorenzo dipinto da Giacinto e Domenico Calandrucci tra il 1706 e il 1708 (distrutto con il terremoto del 1823) e la citata tela del Caravaggio con la Natività ed Adorazione dei Pastori con i S. S. Lorenzo e Francesco (1609).

Le pareti sono interamente ricoperte da un complesso ciclo scultoreo a stucco realizzato da Giacomo Serpotta (1656-1732), al culmine della sua maturità tecnica e inventiva, che intervenne tra il 1699 e il 1706 circa in parte su progetto dell’architetto Giacomo Amato. Il ciclo alterna una teoria di virtù a tutto tondo e gli usuali teatrini prospettici con Storie della vita di S. Lorenzo (sulla parete destra) e di S. Francesco (a sinistra), che cronologicamente si leggono partendo dal presbiterio (e non dall’ingresso) in quanto convergono verso il monumentale Martirio di S. Lorenzo. Ad esse si accompagnano altre figure e un nugolo di putti che talvolta interagiscono con i “teatrini” e altre volte sembrano solo affaccendati a giocare l’un con l’altro.

Il centro drammatico dell’apparato plastico risiede nel Martirio di S. Lorenzo. Sopra il quadro è proposta la Gloria di Cristo con la Croce, simbolo dell’estremo sacrificio e del martirio e quindi connesso al S. Lorenzo sottostante. L’apparato iconografico non si risolve solo nelle figurazioni principali ma è intessuto sui rapporti tra queste e le altre sculture. L’iconografia del sito si può sinteticamente far partire dalla tela del Caravaggio. Essa è la prima immagine dell’oratorio e mostra la particolare devozione della compagnia di marca francescana e intitolata a quel Santo, verso la rappresentazione presepiale che vi è raffigurata; infatti, come è noto, fu S. Francesco a inaugurare questa tradizione.

L’apparato di Serpotta, di conseguenza, si collega direttamente a quest’opera in più modi. La Natività in senso diagonale guarda alla Gloria di Cristo con la Croce (che sottende al Martirio di Cristo), così come il Martirio di San Lorenzo (atto con cui l’uomo rinasce a nuova vita nel novero dei santi) diagonalmente si allaccia alla Gloria di S.Francesco, che evidenzia la piena incarnazione e glorificazione nel sacrificio di Cristo. Allo stesso modo verticalmente il Martirio di S. Lorenzo è legato alla figura di Gloria di Cristo con la Croce (due martirii) e la pala d’altare invece alla Gloria di S. Francesco (due nascite).
Pierfrancesco Palazzotto

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