L'oratorio, sito all'interno della Casa Professa dei Gesuiti, prende il nome attuale dalla congregazione della Croce e Martorio di Cristo detta del Sabato che prese possesso dei locali ai primi del XIX secolo. Originariamente invece era gestito dalla congregazione dell'Immacolata e San Francesco Borgia e da quella della degli Artefici sotto il titolo della Purificazione della Vergine.
È sulla base di queste prime due intitolazione che viene elaborato l'apparato a stucco attribuito a Procopio Serpotta probabilmente intorno al secondo quarto del XVIII secolo. Lo schema è quello già collaudato dal padre Giacomo nell'oratorio del Rosario in San Domenico, ovvero l'accostamento di allegorie statuarie ai quadri seicenteschi presenti nell'aula. Oggi sono dispersi ma le iscrizioni alla base delle cornici in stucco ci consentono almeno di conoscerne i soggetti.
Si trattava di eroine bibliche interpretate come prefigurazione della Vergine Immacolata Concezione. La pala d'altare, difatti, era con molte probabilità la tela di Pietro Novelli raffigurante la Presentazione di Gesù al Tempio, oggi nella chiesa di San Matteo. Anche stilisticamente è evidente la derivazione delle allegorie dalle statue del Rosario in San Domenico, mostrando però quei limiti espressivi e di scioltezza che Procopio non riesce a superare.