La chiesa di Santa Ninfa, fondata dall'Ordine dei Camilliani detti anche Crociferi, conserva alcuni interessanti interventi serpottiani e serpotteschi, ancora oggi oggetto di studio e di approfondimento. Nella cappella del Crocifisso (la terza a sinistra) è noto l'apparato a stucco unanimemente riconosciuto a Giacomo Serpotta. Rappresenta La Madonna, la Maddalena e San Giovanni ai piedi della Croce. Fu realizzato probabilmente nel terzo decennio del XVIII secolo, come si ricava dallo stile ormai maturo del maestro che contemporaneamente stava realizzando le grandi statue nella vicina chiesa di Sant'Agostino.
Il Serpotta si mette alla prova con un tema già affrontato in marmo nella Cattedrale di Palermo dal padre Gaspare nel 1664, e riesce a colpirci per la finezza esecutiva, la semplicità dei gesti e delle pose che esprimono un dolore compassato e contenuto, come quello della Maddalena che fisicamente abbraccia la Croce.
Nella cappella di San Venanzio, dedicata nel 1718, viene invece elaborato un progetto che rimanda chiaramente ai modelli romani dei due angeli posti ai lati dell'opera pittorica contenuta entro una cornice in stucco la cui cimasa è curvilinea. Questo genere di schemi vengono usati da Giacomo Serpotta a partire dal 1693 e risentono delle influenze dell'architetto Giacomo Amato con cui lavorerà all'oratorio di San Lorenzo.
In questo caso gli angeli pur mancando del vigore e turgore delle carni e delle vesti degne del miglior Serpotta, si librano comunque in maniera alquanto naturale con il conseguente svolazzamento delle vesti e mostrano un'adeguata varietà di espressioni. Alla luce di queste e altre osservazioni l'attribuzione è dibattuta fra Giacomo e il figlio Procopio che ne è il miglior imitatore ed esecutore.
Da escludersi opera di mano serpottiana, ma piuttosto di un imitatore, le due rigide statue allegoriche che si trovano nella seconda cappella a sinistra dei Santi Liberale ed Evanzia, e che guardano alle ben diverse Allegorie dell'oratorio del Rosario in San Domenico.