Nel 1696 Giacomo Serpotta decora a stucco due delle principali cappelle della chiesa di Sant'Orsola della compagnia dei Negri. Esse sono dedicate alle Anime Purganti, a destra, e a Sant'Orsola, a sinistra. Mentre nella prima si è conservato tutto l'apparato, della seconda, che oggi è intitolata a San Girolamo, si osservano oggi solo gli angeli ai lati del quadro. Questi rappresentano il chiaro richiamo alla cultura romana dell'epoca che il Serpotta aveva espresso già in altre opere.
Le cappelle segnano l'inizio di quello che Garstang ha definito il distacco dalle matrici formali locali, molto probabilmente per la decisiva influenza dell'architetto Giacomo Amato. Il tema delle anime purgante che sono ansiose di ascendere al cielo è svolto tramite i teatrini, questa volta tondi, ma spicca la presenza di due scheletri ritratti in una posa quasi beffarda e con un'attenzione per il dettaglio fisiognomico veramente straordinaria.
Ancora una volta il Serpotta trasporta un tema su un piano teatrale, ed essendo questo inerente alla morte, poiché la compagnia di occupava di pregare per le anime dei defunti e di seppellirli nel cimitero di proprietà, allora volge tutto in farsa. La presenza di scheletri in opere barocche a Palermo non è del tutto nuova, la si osserva, per esempio, anche nella decorazione a marmi "tramischi" della chiesa di Santa Maria di Valverde degli stessi anni, ma qui la posa, la macabra e grottesca risata, e addirittura le viscere che si intravedono entro la gabbia toracica, si distinguono del tutto da qualunque esempio locale o romano.