Tra il 1683 e il 1684 Giuseppe e Giacomo Serpotta realizzano i due maestosi altari del
transetto nella del Carmine Maggiore per la tavola quattrocentesca della Madonnadel Carmine
e per il Crocifisso ligneo venerati nella chiesa. Notevole è l'uso di grandi colonne tortili,
probabile influenza del Baldacchino di San Pietro di Bernini, sormontate sulla trabeazione da
statue di santi, angeli, putti.
L'opera è fortemente innovativa per la città di Palermo e guarda certamente ad esempi
romani come mostra anche la statua di San Dionisio I, posta sull'altare della Madonna, la cui
testa è una sfacciata e deliberata citazione della testa di Seneca di Guido Reni. Le colonne
tortili, recentemente restaurate a cura della Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di
Palermo, sono interamente coperte d'oro su cui spicca la trama di elementi vegetali e figure,
ma non basta. Ognuna, per una terza porzione, contiene scenette in stucco che raffigurano
nell'altare di destra episodi della Passione di Cristo e in quello di sinistra altri della
Vergine.
Sono dei pezzi di bravura, il preludio dei "teatrini" serpottiani dell'oratorio di Santa Cita, e si
devono certamente alla mano del solo Giacomo. L'idea è notevole, come nelle colonne
trionfali romane in cui si narravano le gesta degli imperatori, qui, in un contesto barocco, viene
elaborata una colonna trionfale cristiana, in cui si osservano gli avvenimenti storico-evangelici
che segnano la vittoria di Cristo e la conseguente nascita della Chiesa. Nel 1684 il solo
Giuseppe realizzò sette rilievi sulla controfacciata, oggi non più esistenti, inoltre secondo
Garstang anche gli stucchi della cappella di Santa Caterina d'Alessandria nella navata destra
sono attribuibili a Giacomo.